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Urologia femminile all’Ospedale di Suzzara

Intervista al Dott. Nicola Ghidini Responsabile del Centro Urologico

Dottore, cos’è l’uroginecologia?
L’ uroginecologia o “urologia femminile”, è quella branca dell’urologia che si occupa dell’apparato urogenitale della donna. I temi chirurgici trattati sono principalmente l’incontinenza urinaria e il prolasso degli organi pelvici, ma anche patologie di interesse medico come le infezioni urinarie e il dolore cronico pelvico

Chi si occupa di uroginecologia?
L’uroginecologia è una materia “di confine” e pertanto può interessare urologi e ginecologi che hanno specifiche competenze in questo settore. All’Ospedale di Suzzara esiste un vero e proprio team multidisciplinare di uroginecologia, composto da due urologi (il dott Ghidini e il dott Piazza) e un ginecologo (Dott Vezzani) che lavorano e spesso operano insieme.

Entrando in maniera più precisa in questo campo, che cosa s’intende per “incontinenza urinaria” e cosa si può fare per curarla?
Si definisce “incontinenza urinaria” la perdita involontaria di urina che si manifesta in tempi e luoghi inappropriati. La prevalenza dell’incontinenza urinaria, condizione che riguarda spesso, ma non in maniera esclusiva, il genere femminile, varia con l’età raggiungendo il 12% nella fascia 45 – 65 anni e picchi del 25- 28 % dopo i 75 anni. L’incontinenza Urinaria non minaccia la vita di una persona, ma può colpirne duramente la qualità, basti pensare al profondo imbarazzo che questa condizione comporta, e alle varie reazioni di “evitamento” nella vita sociale nel lavoro e nella sessualità tra le altre. Esistono tre forme distinte di incontinenza urinaria: da sforzo (50% dei casi), da urgenza (20%) e mista (30%). L’incontinenza da sforzo è sostenuta da un difetto anatomico acquisito, spesso dovuto al deficit dei tessuti di sostegno dell’uretra, che è il canale che porta la pipì all’esterno e che è avvvolta dallo sfintere urinario. L’incontinenza urinaria da sforzo si manifesta all’aumento della pressione addominale sulla vescica in occasione di uno sforzo fisico (tosse, starnuto, risata, movimenti vari). Esistono diversi fattori di rischio, come il numero di parti (e per lo più difficoltosi o distocici), la pregressa chirurgia vaginale e pelvica, l’obesità, il fumo e la menopausa. Nei casi più semplici, il problema è gestibile con una riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico, una sorta di “ginnastica” fatta di esercizi che vengono appresi dal paziente nel corso di sedute ambulatoriali con il terapista e poi eseguiti autonomamente a domicilio. Nei casi più complessi invece si ricorre ad interventi chirurgici mini-invasivi per via vaginale, come il posizionamento di reti di sostegno (le “sling”) al di sotto dell’uretra. Queste procedure hanno una percentuale di successo elevatissima, fino al 90%, e richiedono un breve ricovero (mediamente due giorni). L’incontinenza urinaria da urgenza si manifesta a seguito di una forte contrazione del muscolo della vescica, il detrusore, che non è controllabile volontariamente, e può essere causata da infezioni o tumori delle basse vie urinarie, ma spesso si riscontra nei pazienti con malattie neurologiche (M di Parkinson, Sclerosi Multipla, Alzheimer per esempio). Questa forma d’ incontinenza è trattabile con farmaci che possono essere assunti per bocca (gli “antimuscarinici”) o iniettati nel muscolo della vescica nei casi più gravi (la
ossina botulinica). Nell’incontinenza urinaria “mista”, infine, coesistono segni e sintomi di incontinenza da urgenza e da sforzo.

Dott Ghidini, ci parli dei prolassi genitali femminili.
Il prolasso degli organi contenuti nella pelvi femminile (utero, vescica, intestino) si verifica quando questi perdono la propria posizione naturale e protrudono all’interno della vagina. E’ una condizione molto attuale, oltre il 50% delle donne in menopausa presenta un prolasso. Circa il 15% delle donne con il prolasso presenta disturbi come dolore pelvico, sensazione di “ingombro” o di “corpo estraneo” all’interno della vagina, sanguinamenti vaginali, disturbi minzionali (incontinenza urinaria o difficoltà di svuotamento della vescica) e disturbi intestinali (stitichezza, defecazione difficoltosa). Le cause e le condizioni predisponenti possono essere varie e coesistere: traumi del perineo (parti difficoltosi, interventi chirurgici), la stitichezza, l’obesità, la menopausa (con il calo degli estrogeni le strutture di sostegno degli organi pelvici si indeboliscono e “cedono”)

Come si classifica il prolasso genitale?
Ci sono diverse tipologie di prolasso, a seconda dell’organo che è “erniato”: isterocele (prolasso dell’utero), cistocele (prolasso della vescica), rettocele (prolasso dell’intestino retto). Esiste anche il prolasso della parete vaginale, che si verifica nelle donne che hanno già subito l’asportazione dell’utero. Spesso due o più organi possono prolassare insieme.

Come si può curare il prolasso?
La terapia del prolasso è chirurgica. Ci sono interventi ricostruttivi che si eseguono per via vaginale, di norma da preferire quando è necessario asportare l’utero, o per via laparoscopica, utilizzando o meno reti di sostegno.

Dott. Vezzani, Dott. Ghidini, Dott. Piazza
Da sx: Dott. Vezzani, Dott. Ghidini, Dott. Piazza